
È noto che il grande Luchino Visconti trasfuse con meticolosa attenzione il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel film omonimo, Il Gattopardo, consegnando ai posteri un’opera unica e inimitabile.
L’immagine della nobiltà siciliana, con i suoi fasti e le sue debolezze, è stata perfettamente rappresentata in un’opera che richiese oltre un anno di lavorazione e un esborso economico rilevantissimo. I set vennero scelti con accuratezza da Visconti insieme ai suoi collaboratori più stretti, dopo aver visitato numerose location in tutta la Sicilia e anche nel Lazio. Dove non si trovavano realtà aderenti al romanzo, queste venivano ricostruite, come accadde, ad esempio, per la facciata del palazzo di Donnafugata nel paese di Ciminna.
Anche Caltagirone ricevette la visita della troupe e alcune cronache narrano persino della presenza dello stesso grande regista, giunto per ordinare le mattonelle bicolori destinate alla pavimentazione della terrazza di Villa Boscogrande e per visitare alcuni palazzi.
Proprio qui sta il punto: la visita della troupe del Gattopardo si limitò ai ceramisti e alle botteghe artigiane, oppure vi fu la concreta intenzione di individuare nei palazzi nobiliari della città location adatte per ambientarvi qualche scena?
Molto fa supporre che sia quest’ultima l’ipotesi più accreditata. È certo che negli anni Sessanta i palazzi nobiliari di Caltagirone — e tra questi Palazzo Spadaro Libertini — fossero abitati dalle famiglie proprietarie, estremamente gelose delle loro dimore; ed è altrettanto certo che difficilmente avrebbero accettato l’idea di vedere trasformate in set cinematografico le proprie abitazioni.
Ciò premesso, una particolarità che colpisce oggi è che, nella scena della terrazza di Villa Boscogrande, in cui si notano le riggiole bicolori tipiche di Caltagirone, si evidenziano anche due stipiti che, “stranamente”, assomigliano agli stipiti dei saloni di Palazzo Spadaro Libertini.
Dalle cronache del film si apprende che Visconti ritenne gli stipiti originali della villa “troppo semplici” e li fece ricoprire, per girare quella scena, con stipiti in cartapesta più imponenti. Incredibilmente, in quella stessa scena sembrerebbero dunque essere presenti due elementi riconducibili a Caltagirone.
Un caso? Oppure gli stipiti francesi, in oro zecchino, di Palazzo Spadaro Libertini colpirono a tal punto la fantasia della troupe da ispirarne i disegni per i manufatti destinati a impreziosire la facciata di Villa Boscogrande?
Non lo sapremo mai. Ma chi confronta le immagini vi coglie una somiglianza che potrebbe non essere casuale.

