Nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, all’interno del capitolo dedicato al Ballo a Palazzo Ponteleone (1862) troviamo il principe di Salina immerso nei suoi pensieri . La mente del Principe si sofferma anche sull’arredamento dei Saloni in cui si svolge il Ballo . Il Principe ne definisce “antiquato” l’arredamento , affermando che i padroni di casa si sarebbero potuti ben permettere di cambiarlo, dal momento che ormai risaliva all’epoca della Regina Maria Carolina (ndr Maria Carolina D’Asburgo Lorena, sorella minore di Maria Antonietta di Francia e moglie di Ferdinando IV re di Napoli). Riportiamo uno stralcio tratto dal Libro “i Ponteleone da settant’anni non avevano rinnovato l’arredamento….Ma Santo Dio con i redditi di Diego (il principe Ponteleone padrone di casa ndr) ci vorrebbe poco a metter fuori tutti questi tremo’, questi specchi appannati… non costringa i suoi invitati ad aggirarsi per queste catacombe”.
Possiamo quindi capire che il sentimento dell’epoca delle classi nobili era nel senso di “ammodernare” periodicamente i loro Palazzi, adeguandoli alle mode , come era successo in Europa secondo la tradizione delle case regnanti (as esempio la giovane Regina Maria Antonietta di Francia appena arrivata a Versailles ritenne di cambiare l’arredamento secondo la moda della sua epoca) e succedeva ancora tanto che anche Napoleone Bonaparte aveva ristrutturato e riarredato molti Palazzi (es Fontembleau).
Michelangelo Libertini dei Baroni di S Marco Lo Vecchio, al momento dell’acquisto della maggior parte del Palazzo dai Maggiore di S Barbara, non sarà immune dal fascino della “modernità” secondo il gusto dell’epoca . Ristrutturerà e riarrederà integralmente il piano nobile. cambiando completamente la dimensione di alcuni saloni e altre stanze così da conferire agli spazi quell’impatto “monumentale” che si percepisce ancora oggi. Tuttavia, per adeguare la mobilia e gli arredi alle dimensioni monumentali dei saloni e creare ambienti che riecheggiano il fasto dei palazzi reali ammirati in Francia , Libertini acquisterà in blocco proprio in Francia, fastosi e monumentali stipiti, divani, poltrone, specchiere e consolles tardo settecento nello stile chiamato anche Luigi XVI, facendo così scomparire i più minuti arredi di influenza rococò dalle forme bombate. Peraltro è noto che nella Francia post rivoluzionaria e napoleonica i palazzi anche reali vennero svuotati e gli arredi messi all’asta o venduti in tutta Europa. Quindi l’acquisto in blocco di quanto descritto è oggi una preziosa testimonianza di conservazione di opere di alto artigianato se non artistico che nel loro paese di origine sono andate disperse come si evince dalla odierna costante attività di attenta ricostruzione degli ambienti della Reggia di Versailles da parte di restauratori e storici dell’arte. In questo impeto di modernismo imperante, Libertini deciderà di chiudere nei muri gli spazi occupati dalle doppie porte che collegavano i saloni per realizzarne una sola centrale, così da creare una sequenza o “enfilade” prospettica tale da culminare nell’unica porta finestra centrale del Salone degli Specchi o Salone Rosso . Degli antichi decori e arredi del preesistente palazzo conserverà solamente gli austeri stipiti del Salone degli Stemmi, di sapore “tardo seicentesco” , destinato da Libertini ad anticamera. Conserverà in quanto di gusto francese settecentesco la tappezzeria a righe damasco e argento dell’ultimo salone, o Salone Azzurro, insieme alle due graziose porte bianche e oro tipicamente rococo’ che davano sulla originaria alcova (stanza da letto) risalente ai Maggiore. Michelangelo, al contrario eleggerà come stanza da letto il e Salone Azzurro stesso con le sue ragguardevoli dimensioni e i suoi stipiti monumentali.
Era cambiata l’epoca , in Sicilia come in Europa si parlava di Grandeur e di Grand Tour. Insomma tutto in grande nell’ottocento e i nobili che potevano permetterselo facevano a gara per ristrutturare e riarredare con fasto i loro Palazzi, magari ricorrendo all’aiuto di antiquari che facevano loro acquistare il meglio dell’arredamento di oltr’alpe anche di provenienza regal. In questo, Michelangelo Libertini , in virtù della sua ragguardevole ricchezza rappresenta un’unicità a Caltagirone! . Secondo la mentalità ottocentesca ,il mantenimento in alcune case nobili di arredi settecenteschi va letto come espressione del fatto che i padroni di casa non potevano permettersi di cambiare gli arredi. Era, infatti, iniziato con la fine del feudo del 1813 l’impoverimento della nobiltà siciliana, le cui cause erano, da una parte la forzosa riduzione delle dimensioni dei feudi che le leggi reali avevano imposto, e dall’altra la vita fastosa e dispendiosa, condotta nei secoli precedenti, che portava alla vendita di tutto ciò che rimaneva, insomma un “volo di rondini continuo” . Quando infatti un nobile vendeva un feudo , magari per assolvere agli impegni contratti per una grandiosa festa, si definiva un “volo di rondini”.
Michelangelo Libertini di San Marco , innamorato del fasto dei palazzi reali francesi, salvò arredi artistici di un’epoca trascorsa dando una nuova vita in una Dimora, l’Ala di Rappresentanza, rinnovata all’interno secondo i canoni architettonici dell’epoca.



